Arte

Calenzano Alto

Nell’ex cappella comunale (oggi abitazione privata, non visitabile) è conservato un affresco di scuola fiorentina della seconda metà del Trecento, Madonna col Bambino fra i Santi Antonio Abate e Caterina d’Alessandria.

All’interno della Chiesa di San Niccolò, coeva probabilmente al primo cassero dei Conti di Modigliana (XII sec.), ma restaurata e ingrandita nei secoli seguenti, era presente un ciclo di affreschi di Jacopo e Nardo di Cione del decennio 1370-79, di cui ci restano soltanto dei frammenti. Nella cappella in fondo a destra, vi è un affresco rappresentante la Natività (in alto) e i Santi Bartolomeo, Antonio Abate, Niccolò e Cristoforo (in basso). Sulla parete d’altare vi è una tela di Francesco Curradi (1570-1661), raffigurante Cristo alla colonna. All’altare della cappella di sinistra, vi è una tavola con cuspide raffigurante l’Annunciazione di Jacopo di Cione (1365 circa), dipinta per la famiglia Pilli. Nella parete sinistra è murato un ciborio in pietra serena della fine del Quattrocento con lo stemma della famiglia Ginori, il cui sportellino originale è conservato nella canonica. Il catino absidale della chiesa è decorato con un dipinto murale del pittore calenzanese Otello Fratoni (Cena di Emmaus, 1983). Di proprietà di San Niccolò sono anche due tele di Giovanni Caesi da Sommaia (seconda metà XVII secolo), Sant’Agata visitata da San Pietro (cui vi pone la firma e la data: 1653) e una Vergine del rosario.

Nell’Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento, eretto intorno al 1584, presenta una ricca ornamentazione tardo-barocca a stucco di Carlo Marcellini (primo decennio del XVIII secolo). L’altare è adorno di una tavola raffigurante l’Incoronazione di spine, dipinta dal Passignano (Domenico Cresti, 1559-1638), firmata e datata 1602. Lo stesso autore potrebbe aver eseguito anche la volta nello stesso periodo. I dipinti delle pareti laterali e della controfacciata sono stati eseguiti da uno stretto seguace di Anton Domenico Gabbiani e raffigurano le storie di Cristo e della Vergine.

San Donato

La Chiesa di San Donato, la cui fondazione risale forse ai primi dell’XI secolo, divenne nel Quattrocento patronato della famiglia Medici. Con Carlo de’ Medici, l’edificio venne restaurato attorno al 1460: furono ricostruiti il chiostro e la canonica; la chiesa venne radicalmente restaurata; vennero costruiti il Battistero e la sagrestia; fu eretta la villa annessa. Alla fine del Cinquecento, Alessandro di Ottaviano de’ Medici commissionò un ciclo di affreschi di cui rimangono oggi soltanto quelli dei due altari in fondo alle navate minori e l’affresco del catino absidale, la restante parte sparì nei rifacimenti della metà del XVIII secolo. L’altare conserva una tela seicentesca raffigurante il Battesimo di Cristo. All’interno di una nicchia è stata posta una Madonna col Bambino di Giovanni Toscani (1370/1380-1430), databile al 1425. Dietro l’altare maggiore è collocato un Miracolo di San Donato, firmato e datato 1601 da Giovanni Balducci, detto Cosci (1560-1631). Sempre suoi sono gli affreschi a decorazione del catino absidale. Sopra il portale d’ingresso è inserito un busto di marmo della fine del Cinquecento raffigurante San Donato, attribuito a Giovan Battista Caccini, e probabilmente col volto di Alessandro de’ Medici.

Sommaia

La Chiesa di San Rufignano, fondata prima del Mille, conserva le reliquie del santo Vescovo Rufignano. Patronato della famiglia Da Sommaia, venne ristrutturata completamente a fine Settecento: venne demolito il portico “dei Penitenti”; furono distrutte le pitture del coro e levate alcune tavole probabilmente della scuola del Ghirlandaio. Oggi l’interno presenta decorazioni ottocentesche, anche se sull’altare maggiore vi è conservato un crocifisso ligneo di ambito del Giambologna.

La chiesa di San Michele del castello dei Da Sommaia (nel Quattrocento dei Donati, dal 1516 dei Ginori), poi oratorio, fu ricostruita nel 1464 su iniziativa di Borghino di Niccolò di Cocco Donati. L’edificio (non visitabile) presenta ancora parte della decorazione quattrocentesca, alla quale lavorò Paolo Schiavo (1397-1478): nella nicchia di sinistra si trova la Madonna col Bambino in trono fra i Santi Ignazio e Biagio, mentre in quella di destra vi erano San Michele Arcangelo fra i Santi Giovanni Battista e Paolo. Nella zona absidale si sono conservati tre tondi coi Santi Agostino, Benedetto e Paolo, della fine del Quattrocento, di un pittore di ambito filippinesco.

Legri

La pieve di San Severo a Legri potrebbe risalire addirittura al VI secolo, anche se ci è giunta nella sua versione romanica dell’XI-XII secolo. Nel XVI secolo venne sopraelevato il pavimento fino a raggiungere il livello del presbiterio. Le pareti presentano resti di affreschi della seconda metà del Trecento, stilisticamente vicini ad Agnolo Gaddi e a Niccolò di Pietro Gerini. Al ciclo quattrocentesco appartengono il San Francesco (datato 1442), in faccia al San Iacopo, la Madonna col Bambino e Santi (parete sinistra) e il Giudizio finale (navata centrale). In fondo alla navata sinistra, c’è una tavola raffigurante gli Arcangeli Michele e Raffaele con Tobia del primo decennio del Cinquecento. L’apertura al centro racchiude una tela (inserita nel 1751) della Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina d’Alessandria del Maestro di Serumido (anonimo pittore fiorentino attivo nella prima metà del Cinquecento) e restaurato nel 1751 dal pievano Giuseppe Maria Bravi, che restaurò anche la tela seicentesca della parete destra con la Visitazione. In sagrestia è conservata una scultura del XVI secolo, raffigurante il Padre Eterno. Nella chiesa è presente un organo settecentesco che presenta le canne di un organo del Cinquecento. Nella cripta sono presenti le reliquie del Diacono Raimberto, martire vissuto all’epoca delle invasioni longobarde. L’iscrizione che ne riportava il luogo di sepoltura è oggi murata sopra il pilastro della navata destra della chiesa.

Nell’Oratorio della Compagnia della Santissima Annunziata, la tavola d’altare è un’Annunciazione di debole derivazione (forse di bottega) di quella del 1568 di Francesco Traballesi. Nel 1709 è stata estensivamente ridipinta dal Veracini.

Sulla strada per il castello di Legri vi era, fino agli inizi del Novecento, un tabernacolo che conservava una Pietà con i Santi Giovanni e Maria Maddalena, una robbiana della bottega di Andrea della Robbia. Oggi è conservata al Museo di San Marco a Firenze.

Nel piccolo borgo medievale di La Massa, addossato a una casa, vi è un tabernacolo quattrocentesco ad edicola che conserva pochi resti di affreschi di Paolo Schiavo. Le parti meglio conservate sono la Madonna col Bambino benedicente e la decorazione dell’archivolto. Stilisticamente, sono vicini all’oratorio del castello di Sommaia, datati 1464.

Volmiano

L’Oratorio di San Giovanni Decollato, accanto alla Villa di Volmiano, è una costruzione seicentesca nella quale sono stati riportati alla luce negli anni 30 degli affreschi della fine del Quattrocento. Riportano tratti stilistici collegabili ad artisti fiorentini della seconda metà del Quattrocento, in particolare di natura filippinesca e botticelliana. Sono stati pesantemente ridipinti durante il Risorgimento. Alla parete principale sono raffigurati la Madonna col Bambino fra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, in basso a sinistra il committente Paolo di Niccolò Cerretani e a destra sua moglie Lucrezia di Roberto Martelli. Sulla parete destra, i Santi Michele Arcangelo, Maria Maddalena, Girolamo; su quella sinistra, i Santi Francesco, Antonio Abate e Giacomo; sulla volta, il Padre Eterno.

Vicino all’oratorio c’è una fontana tardo-barocca fatta erigere da Madonna Cassandra di Filippo Cerretani nel 1784 per raccogliere le acque del Monte Morello.

Carraia

La pieve di Santa Maria a Carraia, di fondazione anteriore al Mille, ha avuto da sempre ambito patronato. Fra il 1940 e il 1942 venne restaurata e furono tolti tutti gli ornati di stucco dell’interno e gli altari con gli stemmi delle famiglie (tra cui Strozzi, Vespucci, Baccani e Arrighetti). Per ragioni di praticità, l’orientamento è stato capovolto. A destra dell’entrata si trova una grande tavola raffigurante Sant’Antonio Abate in trono, commissionata dagli Strozzi e recentemente attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio, ma forse avvicinabile a Raffaello del Garbo. Tavola del secondo altare destro è il Transito di San Giuseppe (1751), commissionato dalla famiglia Arrighetti. L’altare opposto presenta una Madonna col Bambino fra San Rocco e San Sebastiano dei primi del Cinquecento di attribuzione incerta. Prima del 1940 si trovava sul primo altare sinistro e al suo posto attuale vi era una tela del 1760 (oggi in sagrestia) con Sant’Isidoro e Sant’Anna con la Madonna in braccio. Al primo altare di sinistra vi è oggi la Vergine che porge la cintola a San Tommaso fra San Michele Arcangelo, San Francesco e il committente (1510, ambito di Lorenzo di Credi, commissionata dal pievano Michele Cortigiani) che si trovava fino al 1760 sull’altare maggiore. Ai lati dell’altare maggiore vi sono due tabernacoli in pietra serena di inizio Cinquecento.

Nell’Oratorio della Compagnia di Sant’Antonino (nell’abside della pieve), sulle pareti laterali, vi sono due tele (1746, di Gaetano Piattoli, 1709-1774) raffiguranti due fatti miracolosi della vita di Sant’Antonino: a sinistra il Ritrovamento della chiave nel pesce; a destra, Sant’Antonino mostra a un contadino che gli richiede la macia che un “Dio ve lo rimeriti” pesa più della canestrina di frutta. Dello stesso autore sono i due ovali ai lati dell’altare. Il quadro d’altare raffigura i Santi Antonino e Isidoro in adorazione del Santissimo Sacramento ed è firmato Gesualdo Ferri (1782). Un busto di Sant’Antonino del 1749 era sistemato sulla controfacciata dell’oratorio e oggi conservato in sagrestia.

Collina

L’Oratorio della Visitazione, collegato al parco della Villa di Collina da un cavalcavia, conserva intatta la decorazione interna cinquecentesca. La grande volta a botte è affrescata con grottesche e 5 tondi raffiguranti episodi della vita di San Giovanni Battista, patrono dei Salviati (che avevano in proprietà la villa). Sulla controfacciata sono rappresentate la Fede e la Carità, eseguite da un gruppo di decoratori probabilmente dell’ambito di Alessandro Allori. La tavola d’altare raffigurante la Visitazione è una replica di quella nella Basilica di Santa Maria delle Carceri a Prato di Michele delle Colombe. La piccola sagrestia è decorata da affreschi che hanno visto, forse, l’intervento di Giovanni Balducci.

Casaglia

La Chiesa di San Pietro a Casaglia, di fondazione anteriore al Mille, venne restaurata radicalmente nel XV secolo quando venne eletta Prioria. L’altare maggiore conserva una pala in terracotta invetriata con la Madonna col Bambino fra i Santi Pietro e Paolo della bottega di Andrea della Robbia (1530-9 circa). Il ciborio sottostante proviene dalla chiesa di Santo Stefano a Secciano ed è stato prodotto dalla bottega di Benedetto e Santi Buglioni all’inizio del Cinquecento. All’altare destro è situato un Crocifisso ligneo trecentesco, proveniente dall’attigua Compagnia della Santa Croce, costituitasi nel XVI secolo.

Settimello

La Chiesa di Santa Lucia è stata fondata prima dell’XI secolo e si trova sull’antica via che da Firenze portava al Mugello. Nel XVI secolo venne eletta a grado di prioria. L’edificio attuale è la ricostruzione tardo-settecentesca. All’interno, al primo altare destro, si trova una Madonna col Bambino e angeli attribuibile a Pietro Miniato (primo decennio del Quattrocento), precedentemente nel tabernacolo di Spazzavento. All’altare seguente, è situata una scultura in terracotta dipinta rappresentante Santa Lucia (1516) eseguita da Benedetto Buglioni su commissione di Leonardo Morelli, uno dei patroni della chiesa. Alla parete del coro c’è un Crocifisso ligneo della maniera di Baccio da Montelupo, proveniente dal convento delle Montalve in via della Scala a Firenze e giunto a Settimello quando queste si trasferirono alla Quiete. Al secondo altare sinistro c’è una tela con l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo, San Leonardo e il committente, copia (eseguita da Francesco Bianchi Bonavita, 1593-1658) di una tavola di Andrea del Sarto del 1512 eseguita per la chiesa e poi passata nelle collezioni medicee (oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna). Vicino all’entrata, a sinistra, vi è un bassorilievo ottocentesco con lapide dedicato ad Arrighetto da Settimello. Sul retro della chiesa si trova un ninfeo di età romano-imperiale (I-II secolo).

Poco distante dalla chiesa, c’è un tabernacolo viario a cappella che conserva ancora l’antica decorazione trecentesca di Pietro di Miniato: sulla parete principale è affrescata una Madonna col Bambino in trono fra angeli e le Sante Caterina d’Alessandria e Maria Maddalena; sulla parete sinistra i santi Francesco e Giovanni Battista, mentre a destra i santi Michele e Jacopo. Sulla parete destra ci sono alcune antiche scritte incise.