Cenni storici

Antichità

Calenzano era già abitata ai tempi dei Liguri, un popolo di pastori nomadi, che si stanziarono tra il fiume Bisenzio e la Marina. Successivamente, questi furono cacciati dagli Etruschi, che si insediarono soprattutto sulle zone collinari (testimonianza della loro presenza è il “cippo di Settimello”, VI-V secolo a.C., oggi al Museo Archeologico di Firenze).

Con i Romani, Calenzano diventa un importante nodo viario per il passaggio della Via Cassia che da Firenze portava a Pistoia e Lucca, ma anche per l’attraversamento appenninico. Al nome etrusco viene sostituito il toponimo che ancora preserva e che, come tutti quelli che terminano nel suffisso -ano, è di origine romana. In zona La Chiusa viene costruito un acquedotto (II sec. d.C. circa) che porta l’acqua dalle nostre colline fino all’antica Florentia.

Medioevo

Delle dominazioni bizantine e longobarde non rimane traccia. Nell’Alto Medioevo, alla struttura organizzativa delle villae romane si sostituisce il sistema delle pievi, sorte lungo le vie di comunicazione. Queste fungevano da centro religioso, socioeconomico e politico del territorio. Calenzano presentava tre pivieri:

  1. Piviere di San Donato, il più ricco, sorge su una piccola altura lungo la via romana. La chiesa è dedicata ad un santo di epoca longobarda. Nel XII secolo comprendeva 11 chiese ed è di ambito patronato.
  2. Piviere di San Severo a Legri, sorta lungo la via per il Mugello, ha mantenuto all’esterno l’aspetto romanico dell’XI-XII secolo. Comprendeva 6 chiese.
  3. Piviere di Santa Maria a Carraia, sorta intorno all’anno Mille, anch’essa è di ambito patronato. Comprendeva 7 parrocchie.

Dal XI secolo si affianca al sistema dei pivieri quello dei castelli, spesso geograficamente contrapposti alle pievi. Le origini del Castello di Calenzano sono legate alla volontà dell’imperatore e dei suoi feudatari di mantenere un certo grado di autonomia dal comune di Firenze. Nel 1191 Enrico VI concede “Kalenzanum cum tota curte sua” a conti Guidi di Modigliana, potenti cavalieri proprietari di vaste terre in Toscana e Romagna. Alla corte di Calenzano si aggiungono poi quelle di Monte Morello, Legri e Travalle. Ai Conti Guidi è da attribuire la prima incastellatura della collina di Calenzano, nel punto più alto, dove sorge la chiesa di San Niccolò.

Nel 1260 il castello è documentato come “castro”, con un’importante funzione militare cui è addetta buona parte dei suoi abitanti. Il Liber Extimationum del 1269, nel descrivere i danni provocati dai ghibellini, parla di un’antica “porta muratam et curiam”, corrispondente all’arcone posto ai piedi del campanile di San Niccolò, e una “porta nova”, segno di uno sviluppo del castello, alla cui funzione difensiva si aggiunge quella residenziale.

Nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1325, Castruccio Castracani, di passaggio con le sue truppe verso Firenze, prende e incendia il castello. Ulteriori danni vengono infertogli pochi anni dopo dalle truppe dei Visconti di Milano. Il Comune di Firenze delibera, quindi, nel 1352, di rafforzare il castello, che assume la conformazione e l’estensione che tuttora conserva. Nel 1363 dà prova di sé offrendo riparo sicuro agli abitanti di Sesto Fiorentino dalle scorribande dei mercenari guidati da Giovanni Acuto.

Oltre ai castelli, esisteva una fitta rete di torri di avvistamento (si sono conservate la Torraccia e la torre di Collina) e altre strutture fortificate a difesa del contado in punti chiave del territorio pedemontano. La decadenza di questi luoghi si devono alla trasformazione, nel XIV secolo, del sistema viario, che inizia a preferire la viabilità a valle rispetto a quella a crinale.

La prima redazione degli statuti comunali di Calenzano descrivono il territorio come dedito in prevalenza all’agricoltura e all’allevamento. Nel Trecento la popolazione risulta in costante calo a causa delle epidemie del 1348 e del 1400, nonché a causa di saccheggi, passaggi di eserciti e le guerre in cui è implicata Firenze.

Età moderna

Nel Quattrocento anche il castello perde il suo ruolo di avamposto militare. Il contado si frammenta in poderi, riuniti in grossi possedimenti di proprietà di importanti famiglie calenzanesi e fiorentine, esenti dalle pressioni fiscali. Una di queste furono i Ginori, signori del castello di Calenzano e di altre zone per secoli. Il centro dell’organizzazione agricola è costituito dalle ville-fattorie, cui fanno capo le altre case coloniche.

Dal Cinquecento si costituiscono veri e propri latifondi e strutture aziendali, aventi pure funzioni organizzative per il territorio. Un esempio è la fattoria di Travalle, complesso seicentesco costituito da villa padronale, parco ed edifici annessi, collegati tramite viottole alle fattorie dipendenti.

Nel periodo napoleonico viene istituito un nuovo catasto, testo a ridurre le ingiustizie tributarie, e vengono aboliti gli antichi vincoli feudali. Il potere del sindaco si rafforza grazie alle consistenti soppressioni di conventi, abbazie, confraternite, i cui beni vengono incamerati dallo Stato.

Nell’Ottocento si vede un notevole sviluppo demografico della zona del Donnini, mentre l’antico borgo murario inizia un lungo periodo di progressivo degrado ed abbandono.

Dal Novecento ai giorni nostri

Negli anni ‘20 del Novecento, si costruiscono in zona Donnini l’attuale palazzo comunale e una Casa del Fascio (oggi sede della caserma dei Carabinieri).

Dal 1957 Calenzano, definita “zona depressa”, è stata soggetta a particolari benefici per l’insediamento di attività produttive, costituendo negli anni un fitto sistema industriale, favorito dalla vicinanza di Prato e da una buona rete di collegamenti. Il simbolo di questa fase è il cementificio Buzzi Unicem di Settimello, nato come fornace acquistata dai Ginori all’inizio del XVI secolo, la quale ha prodotto la calcina che andò a murare il nuovo Ponte di Santa Trinita a Firenze nel 1573.

Negli ultimi decenni il Castello di Calenzano è stato al centro di un significativo interesse che ne ha determinato la rinascita. Le amministrazioni comunali hanno favorito una maggiore fruizione del borgo storico, con l’adeguamento dei servizi e con l’attuazione di restauri conservativi.